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Addio a Carmine Manzi

manzi lettera dinoLo scrittore, poeta, giornalista e saggista sanseverinese e insignito della onorificenza di “Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica e del sigillo Accademico, è morto, all’età di 93 anni. Mercato S. Severino ha dato l’ultimo saluto al professore Manzi nella camera ardente allestita presso l’Aula Consiliare del Palazzo Vanvitelliano. La popolarità letteraria dell’autore arrivò nel 1940 con la fondazione della rivista di lettere ed arti Fiorisce un cenacolo. Ha collaborato attivamente alla stampa quotidiana e periodica e a giornali e riviste stranieri. Fondatore e presidente, dal 1949, dell’“Accademia di Paestum” per lo sviluppo delle lettere e delle arti, scienze, archeologia e giornalismo. Ha ricevuto sette volte il Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri (1961, 1968, 1973, 1976, 1978, 1989, 2003). Ha conseguito i seguenti primi premi in concorsi letterari: 1959, “Maria Moreno”; 1969, “Caserta”; 1970, “Poesia religiosa” Taranto; 1976, “Fiaccola etrusca” Londra; 1979, “Foyer des artistes”; 1983, “Città di Napoli”; 1985, “Campidoglio d’oro”; “La trivella”; 1996, “Roma città eterna”; 1997, “Mario G. Restivo”; 2003, “Valle del Sarno”; 2006, “Manlio di Masi”.
Nel 1992 ha ricevuto, dal Presidente della Repubblica, la Medaglia d’argento dei “Benemeriti della Cultura e dell’arte“ e per i suoi sessant’anni di attività letteraria è stato insignito della onorificenza di “Cavaliere di Gran Crose dell’Ordine al Merito della Repubblica”.
Conta al suo attivo più di 130 libri, tra poesia, narrativa e saggistica, di cui alcuni tradotti in francese, inglese, spagnolo, greco e castellano. La prima raccolta di poesie è Parve faville (1938) a cui sono seguite: Acqua di sorgente (1955), Gocce di rugiada (1969), I canti del rimpianto (1973), Frammenti d’una estate romana (1995), Voci dal profondo (1996), La corsa dei giorni (1998), La scala per il cielo (1999), Le ultime del Millennio (2002) e La Lampada (2004); di narrativa: Passeggiate salernitane (1972), Taccuino da Paestum (1981), Massime e pensieri (1982), Diario amalfitano (1988), Terza pagina (1993), Vent’anni ciascuno (2004); di saggistica: Uomini d’arte e di pensiero (1972-1980), Napoli d’altri tempi (1984), Giacomo Leopardi e i canti napoletani (1988), Lucia nei Promessi sposi (1989), Lineamenti di critica e letteratura (1995), I mosaici di Michele Frenna (2000), Dagli archivi della memoria (2001), Il Papa alla finestra: Giovanni Paolo II (2006).

Sulla sua attività letteraria hanno scritto: J.P. Arcieri «M. è un poeta vero: ché sa, in forma diretta ed effettiva, partecipare al lettore la essenza del suo pensiero e delle emozioni.»; G. Bárberi Squarotti «Mi sono abbeverato alla sua poesia luminosa e dolce, fra memoria, descrizione, riflessione: un discorso che è sempre di assoluta purezza lirica.»; G. Cacciatore «Accanto al letterato che ritorna a riflettere e a rileggere i suoi autori (Francesco d’Assisi e Leopardi, Manzoni e Verga), vi è l’intellettuale di forte coscienza civile che posa il suo severo sguardo critico sui problemi della quotidianità.»; L. Fornari «L’autore rinnova se stesso scolpendo la propria opera e spezzando l’incantesimo che ha imprigionato nei segni del linguaggio dove le parole scritte ne catturano il suono.»; A. Granese «Manzi affronta con grande padronanza una vasta varia gamma di tematiche morali, di problematiche esistenziali e sociali. La sua poesia è, quindi, non solo “voce del profondo”, ma soprattutto espressione di pathos e di ethos.»; S. Pignataro «La sua feconda attività culturale ha un valore veramente universale, perché raggiunge la sfera intima della persona e incide sulla formazione delle coscienze.»; S. Veltre «I suoi scritti pregevoli, di grande correttezza morale e di forte rigore intellettuale».

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