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A mio padre

Dall’antologia “Oltre Itaca, radendo il cielo”
Espressione poetica del Gruppo Epica Etica
di Enrico Marco Cipollini e Antonella Ronzulli

(analisi critica sulla poesia che segue)

Una delle più belle poesie di Caproni è la empatia tra padre e figlio, il figlio diventa padre e mano nella mano il poeta viene condotto dal figlio, rivelando la fragilità, la stanchezza e anche la forza di cedere il “testimone” alla generazione futura.

Molto rimanda tale poesia di Anna al poeta livornese sebbene sempre vissuto a Genova e mai adeguatamente rivalutato nè in vita né post-mortem. È il dramma dell’addio della figura amata, quasi una venerazione della Ns. per il caro amico Carmine, il padre. Il vento si fa gelido, trafigge, scrive, metafora che ormai le condizioni paterne sono irrimediabilmente compromesse.

Anna amorevolmente gli canta il paesaggio quasi reso magico dalla neve caduta in abbondanza: la neve attutisce ogni suono, ogni rumore ma non il dolore lancinante. La candida neve e l’asetticità dei bianchi camici dei medici…Stupendo passaggio come altri efficaci, veri, sentiti stilemi che rendono commovente e dolcissima tale Poesia. Ancora, Anna parla al padre, mano nella mano, di novella erba verde (i pascoli sempreverdi del paradiso essendo entrambi credenti?) e di ubertosi e freschi alberi ma la rugiada si fa lacrima, mentre il padre, stringendole la mano o propaggine dell’essere, le sorride, pur tacendo il dolore. Empatia d’amore.

 Enrico Marco Cipollini


A MIO PADRE
di Anna Manzi
Ti dicevo
che era caduta la neve,
tanta,
e mi ascoltavi
fragile e indifeso
come un bambino
al quale si racconta una fiaba.
Passarono i giorni,
il vento trafiggeva i pini
lungo il viale
nell’angosciante percorso.
Una barriera
ti isolava dal mondo
dissolvendo i colori
della primavera incipiente
nel candore asettico
dei camici bianchi.
Ti parlavo
degli alberi in fiore,
delle viole nascoste
fra l’erba novella.
E, tu, celando il dolore
mi tenevi la mano
e… sorridevi.

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