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Cinquantaseiesima edizione del Premio Nazionale Paestum

Indetta la Cinquantaseiesima edizione del Premio Nazionale Paestum per la poesia, la narrativa e la saggistica (2016).
Si può concorrere con uno o più elaborati (poesie in lingua ed in vernacolo, novelle, racconti e saggi).
CIASCUNO DEI COMPONIMENTI PARTECIPANTI, da inviare in 5 copie chiaramente dattiloscritte, di cui una sola firmata e con l’indirizzo dell’Autore, DEVE ESSERE ACCOMPAGNATO DALLA QUOTA DI EURO 20 (per concorso alle spese di segreteria e di organizzazione).
Si consiglia l’invio a mezzo raccomandata.
Ogni poesia non deve superare i 40 versi ed ogni elaborato in prosa deve essere contenuto entro le 4 cartelle dattiloscritte a spazio due.
Il tema è libero.
I premi vanno ritirati personalmente o da persone delegate.
Non saranno in nessun caso spediti.
I risultati del concorso e la cerimonia di assegnazione del Premio saranno ampiamente diffusi attraverso i vari mezzi di comunicazione e riportati nella loro stesura integrale dalla rivista FIORISCE UN CENACOLO, organo ufficiale dell’Accademia di Paestum, promotrice ed organizzatrice del Premio.

Inviare l’adesione e i componimenti entro la data del 15 AGOSTO 2016 all’indirizzo seguente:
ACCADEMIA DI PAESTUM (Segreteria Concorsi Letterari)
Via Trieste, 9 – 84085 MERCATO S. SEVERINO (SA)
Per informazioni: TEL. 089.879191 – 347.6214259 – manzi.annamaria@tiscali.it

Dal Premio Paestum nasce il Centro Studi Carmine Manzi

3Si è conclusa con la presentazione di interessanti novità la 55° edizione del Premio Nazionale “Paestum”, moderata quest’anno dal giornalista Marco Salvatore. Al numeroso e concentrato pubblico riunito nella sala consiliare del palazzo di città di Mercato S. Severino, Annamaria Manzi, coordinatrice e organizzatrice della prestigiosa manifestazione – ideata e fondata nel 1949 da suo padre Carmine, scomparso due anni fa, e insignita, sin dall’inizio, dai premi di rappresentanza del Capo dello Stato, delle presidenze di Camera e Senato e della Comunità Europea – dopo avere letto la relazione della giuria del premio (composta quest’anno dal prof. Vincenzo Aversano dell’Università di Salerno e dalle giornaliste Barbara Cangiano ed Erminia Pellecchia), ha annunciato la prossima e imminente realizzazione di un Centro Studi per la Fondazione Carmine Manzi. Il Centro, presieduto dal prof. Giuseppe Cacciatore, oltre a rilanciare e proseguire in ottica nazionale e internazionale le finalità dell’Accademia di Paestum e del suo premio annuale, intende ampliarne gli obiettivi e le attività culturali, volte al coinvolgimento dei giovani talenti nel laboratorio attivo dell’arte e dell’attività creativa, con una serie di iniziative orientate alla formazione e promozione sociale, soprattutto nei confronti dei soggetti più svantaggiati. Tra i patrocinatori di questo nuovo progetto, il sindaco del comune di Mercato San Severino, Giovanni Romano, si è dichiarato personalmente coinvolto nel dare sostegno alla ricerca e nel portare avanti i frutti dell’instancabile attività culturale di Carmine Manzi. In tal direzione si sono mossi anche i sentiti interventi degli onorevoli Alfonso Andria e Gianni Iuliano. Altrettanto disponibili nel cooperare con il Centro Studi si sono rivelati il regista Pasquale De Cristofaro e la prof.ssa Ornella De Rosa dell’Università di Salerno, che hanno ricevuto due Premi Speciali per le loro attività rivolte, in ambiti diversi, allo studio, al territorio e alle dinamiche sociali. Entrambi, nei loro ringraziamenti, hanno evidenziato il valore della cultura quale strumento fondamentale per il recupero del senso autentico dell’esistenza, soprattutto in un contesto, quale quello contemporaneo, dominato dal vuoto dei valori materialistici e da quelli solipsistici della tecnologia. Durante la proclamazione dei vincitori delle tre sezioni del Premio (poesia in lingua, poesia in vernacolo e per la narrativa), l’attore Roberto Manzi ha letto le poesie premiate, contribuendo ad animare il clima di attenzione e partecipazione di tutti i presenti. L’appuntamento è dunque per la prossima costituzione del Centro Sudi Carmine Manzi e per la 56° edizione del Premio Paestum, con un’articolazione rivista e integrata in vista di nuove iniziative e di una formula che possa meglio riflettere la complessità della nostra società.

55a EDIZIONE DEL PREMIO NAZIONALE PAESTUM DI POESIA E NARRATIVA

DSCF53811«È fissata per il prossimo 21 dicembre, alle ore 10,00, la cerimonia di premiazione del Concorso Nazionale Paestum per la poesia e la narrativa, giunto alla cinquantacinquesima edizione». Così l’assessore alle Politiche Culturali del Comune di Mercato San Severino, Assunta Alfano.

«Un appuntamento – dice l’assessore – che, ogni anno, richiama poeti e scrittori nel Palazzo Vanvitelliano di Mercato S. Severino; un happening mai interrotto, nemmeno dopo la scomparsa del suo ideatore e organizzatore Carmine Manzi, presidente dell’Accademia di Paestum, in quanto ripreso, nell’ottica della continuità, dalla figlia Anna».

«Siamo orgogliosi di patrocinare e ospitare questo evento – prosegue Assunta Alfano – consapevoli del contributo culturale che l’Accademia di Paestum apporta al nostro territorio; le lettere e le arti costituiscono un patrimonio di grande ricchezza per il Mezzogiorno d’Italia e, pertanto, va valorizzato nonostante gli sforzi legati al particolare periodo storico che stiamo attraversando».

La cerimonia di premiazione, anche quest’anno, è patrocinata dal Ministero dei Beni e per le Attività Culturali, dalla Regione Campania, dalla Provincia di Salerno e dal Comune di Mercato S. Severino.
Tanti i poeti e gli scrittori che, da tutte le regioni, hanno partecipato con i loro lavori aderendo all’invito dell’Accademia di Paestum e che si ritroveranno a Mercato S. Severino per l’annuale appuntamento con la poesia e con l’arte.

I vincitori delle 3 sezioni del premio Paestum

PREMIATI 2014

SEZIONE NARRATIVA E SAGGISTICA

SAGGISTICA

PREMIO EX AEQUO
ALDO MARZI da Roma per TOTÒ: UN PULCINELLA FUTURISTA… (TARGA ENTE PROVINCIALE TURISMO DI SALERNO)
MARIA CRISTINA IAVARONE da Napoli per il saggio GIOVANNI VERGA ALLA RICERCA DELLA VIA DELLA SUA ARTE (TARGA DEL GIFFONI FILM FESTIVAL)

NARRATIVA

III PREMIO
FRANCESCO MASSARO da Napoli per LA MIA FAVOLA (Targa Edizioni Gutenberg)

II PREMIO EX AEQUO
PASQUALINA IAVARONE da Napoli per LA CASA DELLA DISCORDIA ( Targa della Regione Campania)
PIERLUIGI MIRRA da Avellino per IL VESTITO DELLA FESTA (Targa del Comune di Mercato S. Severino)
ANTONIO LUCIANO da Salerno per TRA I VICOLI DI MASANIELLO ( Targa ENTE PROVINCIALE TURISMO DI SALERNO)

I PREMIO EX AEQUO
MAURIZIO PINTORE da Salerno per VICO 2° CASANOVA N. 33 (MEDAGLIA DELLA CAMERA DEI DEPUTATI)
ANGELA PROCACCINI da Napoli per KHADIJA: IL CIELO NERO DI PECE (Targa AZIENDA AUTONOMA SOGGIORNO E TURISMO PAESTUM)
ANTONINO GALLOTTA da Napoli per AMICIZIA TRA LE FRAGOLE (Targa EX ALLIEVI CONVITTO NAZIONALE TASSO di SALERNO)


POESIA IN LINGUA

TROFEI ACCADEMIA DI PAESTUM

ANTONIO TEDESCHI da Brindisi per la poesia MORTE DI UNA STELLA
AGOSTINO TORTORA da Napoli per la poesia VISIONI A SPECCHIO
CARMEN STORNAIUOLO da Salerno per la poesia TRAVASI
MARIANO CIARLETTA da Salerno per la poesia DEDICATA A UN ANGELO
NICOLA RUGGIERO da Salerno per la poesia IL SENSO DEI SENSI

III PREMIO EX AEQUO

PASQUALE LANZIONE da Salerno per la poesia OTTOBRE (Targa Edizioni Gutenberg)
LIVIO NARGI da Avellino per la poesia MAMMA (Targa del Comune di Pellezzano)
MARIO SENATORE da Salerno per la poesia INGANNA, LA VITA (Targa del Comune di Mercato S. Severino)

II PREMIO EX AEQUO

ALFONSO GARGANO da Salerno per la poesia I POMPIERI (Targa Giffoni Film Festival)
FEDERICA BONZI da Lecco per la poesia EPITAFFIO PER RIDERE ( Targa del Comune di Mercato S. Severino)
ELENA CIPRIANI MAZZANTINI da Grosseto per la poesia VESTA ( Targa ENTE PROVINCIALE TURISMO DI SALERNO)

I PREMIO EX AEQUO
ANITA NAPOLITANO da Roma per la poesia SIBILLA SOLITARIA (MEDAGLIA DEL SENATO)
ANTONIO BASILE da Napoli per la poesia RONDO’ PER LA MIA MAMMA (TARGA REGIONE CAMPANIA)
FRANCESCO TERRONE da Salerno – per la poesia VOGLIA DI VEDERTI (TARGA AZIENDA AUTONOMA SOGGIORNO E TURISMO DI PAESTUM)


POESIA IN VERNACOLO


III PREMIO EX AEQUO

VELIO CILANO da AVELLINO per la poesia NASO MUZZO (Targa del Comune di Mercato S. Severino)
MICHELE LA MONTAGNA da Napoli per la poesia QUANN’ERO CRIATURO (Targa del Comune di Mercato S. Severino)


II PREMIO EX AEQUO

ALBERTO DI BUONO da Napoli per la poesia ‘O PAESE ‘E PULLECENELLA (Targa del Comune di Pellezzano)
NICOLA EBOLI da Salerno per la poesia in dialetto cilentano FIURI (Targa dell’Azienda Soggiorno e Turismo di Paestum)


I PREMIO EX AEQUO

EDUARDO DE BIASE da Napoli per la poesia ‘O CALORE DE’ RICORDE (Medaglia del Presidente della Repubblica)
PIETRO MALANGONE da Salerno per la poesia AMALFI, PERLA D’A COSTIERA (Targa del Giffoni Film Festival)

Manzi, testimoni di-versi

di Corradino Pellecchia

“Onore a quanti nella loro vita/ si fecero custodi delle Termopili,/senza mai venir meno a quel dovere./Integri e giusti nelle loro azioni,/ma sempre con pena e compassione;/generosi se ricchi, e generosi/sia pur con poco se indigenti,/soccorrevoli quanto possono;/pronunciando sempre la verità,/ma senza detestare i mentitori./E sono degni di più grande onore/se prevedono (e molti lo prevedono) che all’ultimo comparirà un Efialte/e comunque i Persiani passeranno”. Leggendo “Termopili”, una delle più belle poesia del greco Kostantinos Kavatis, mi è venuto subito da pensare ad un altro poeta, Carmine Manzi, uomo colto, raffinato, riservato, giusto e indulgente, dal forte rigore intellettuale e dalla pregnante coscienza civile, che nella sua vita feconda ha sempre perseguito i valori dell’onestà, del sacrificio e dell’abnegazione, e si è battuto per sconfiggere la menzogna, il male, l’ingiustizia – “viviamo in un mondo ch’è falso/ dove tutto è il contrario/dell’amore e del sentimento” – manifestando in ogni occasione quella gioia cristiana, “che costituisce il centuplo donato da Cristo a chi lo accoglie nella propria esistenza”. Anche nell’età tarda questo intellettuale puro intellettuale ha camminato nella vita come il vecchio Simeone, la vecchia Anna al Tempio, donando fino alla fine dei suoi giorni la sua sapienza ai giovani.

1453503_764494790243606_268077599_nManzi era nato a Mercato San Severino nel 1919. Poeta, scrittore, saggista, giornalista, nel 1940 aveva fondato e diretto, anche dal fronte durante la seconda guerra mondiale, la rivista di lettere ed arti “Fiorisce un Cenacolo”, divenuta negli anni l’organo ufficiale del premio nazionale “Paestum”, oggi diretto dalla figlia Annamaria. Da questo seme fecondo, nasceva, nel 1949, l’Accademia di Paestum, per contribuire allo sviluppo culturale del Mezzogiorno: lui ne fu ininterrottamente presidente fino alla scomparsa avvenuta nel 2012. Per sette volte era stato insignito del Premio della Cultura della Presidenza del Consiglio dei Ministri, oltre a raccogliere numerosi riconoscimenti e attestati, fra cui il premio Roberto I Sanseverino. Nel 1992 aveva ricevuto dal Presidente della Repubblica la Medaglia d’argento dei “Benemeriti della Cultura e dell’Arte”, e per i suoi settant’anni di feconda attività culturale – al suo attivo più di 130 pubblicazioni tra poesia, narrativa e saggistica, alcuni tradotti in francese, spagnolo, tedesco e greco – venne insignito dall’allora capo dello Stato Oscar Luigi Scalfaro dell’onorificenza di “Cavaliere di Gran Croce dell’ordine al Merito della Repubblica”. Intensa la sua attività giornalistica: per lunghi anni a “Il Mattino”, al Corriere del Giorno di Taranto e a Famiglia Cristiana. Un medagliere lungo una vita: Sigillo d’oro dell’Università degli Studi di Salerno e l’encomio solenne del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a novant’anni; Premio alla carriera dell’Associazione giornalisti salernitani e dell’Ordine dei giornalisti della Campania per i cinquant’anni di attività sulla carta stampata.

Figura carismatica, letterato a tutto tondo, Manzi ha attraversato tutti i generi, dalla critica alla saggistica, dalla storia alle monografie su artisti del Novecento, alla poesia. Era “poeta a tempo pieno” – la sua carriera era iniziata nel lontano 1938 con la pubblicazione della silloge poetica “Parve Faville” – e della poesia aveva fatto “sangue del suo corpo e della sua anima”. Fin da fanciullo aveva respirato gli ideali nobili e puri: Dio, patria, famiglia, arte, che lo avevano ispirato a denominare “Eremo Italico” la sua casa natale, “odorosa di zagare e gelsomini”, che il fraterno amico, il poeta e saggista Luigi Pumpo, così bene descrive: “Una casa di studioso, di artista, la casa della poesia, una casa con tanta luce… una luce incredibile che veniva da un cielo incredibile, penetrava attraverso porte e finestre, dissolveva le cose… e al tempo stesso le ricreava in una nuova dimensione spirituale. Era la luce di Carmine Manzi”.

1471873_387518921379605_573648117_nGli affetti familiari, il quotidiano, le problematiche esistenziali e sociali, la solitudine, la sua terra, la ricerca del vero, del bene, del giusto, della verità interiore sono il tema delle sue liriche. I suoi versi, privi di formalismi stilistici, sgorgano limpidi dal cuore, fluiscono sinceri, sonori, luminosi, e trasmettono gioia e pace. Sono preganti di valori spirituali, di una fede profonda, fervida e genuina – “è con la fede che si può salvare l’umanità, travolta dal vizio e dalla corruzione, che si può vincere il dolore e la solitudine”– diventano quasi preghiere, educano all’amore. Manzi aveva la ferma certezza che solo la verità cristiana risponde al bisogno dell’esistenza umana e che il Cristo è l’unico Salvatore dell’uomo, di tutti gli uomini. Bisogna vivere in coerenza con il proprio ideale evangelico, aver fiducia e saper attendere: il male che aleggia su tutta la storia umana, le ingiustizie, le sofferenze, si stemperano con l’aiuto della provvidenza, “uno spiraglio di luce che s’apre all’improvviso in mezzo alle tenebre dell’angoscia e chiude le porte alla disperazione”. Non a caso Manzoni e Francesco d’Assisi, insieme a Verga e Leopardi, erano fra i suoi autori preferiti.

A Padre Pio, sempre al suo fianco, àncora cui aggrapparsi nei momenti difficili, al frate taumaturgo, “che accorcia le distanze che ci separano dall’Infinito”, aveva dedicato la raccolta di poesie “La scala per il cielo”. Ogni volta che poteva, si recava in pellegrinaggio a San Giovanni Rotondo – il Gargano era per lui la nuova Palestina – a trovare il beato Pio, “che leniva il mio tormento/nei momenti difficili e più duri/e mi dava conforto nel mio dolore”; si inginocchiava sulla sua tomba, nella cripta, insieme a tanti, e lo supplicava di dargli una mano “ch’io mi rialzi/ch’io riprenda il cammino/ch’io riprenda a sperare”, di rischiarare e illuminare la sua mente, che “spesso giace stanca ed affranta al delirio che la gente sconvolge”. E a una altro gigante, il beato Giovanni Paolo II, il papa del perdono, dei giovani, del dialogo interreligioso e interculturale, che ha avuto un ruolo decisivo nella caduta del comunismo nei paesi dell’Est e che, fino agli ultimi giorni della sua vita, ha saputo testimoniare, nella sofferenza, la sua fede, aveva dedicato il libro “Il Papa alla finestra: Giovanni Paolo II”, nel quale ripercorreva la storia del suo lunghissimo pontificato.

Ma l’opera più significativa rimane “Dagli archivi della memoria”, nella quale narra, senza il piglio dello storico ma da innamorato della sua terra, la storia gloriosa e millenaria “di santi e guerrieri”, che affonda le sue radici nel medioevo, di Mercato San Severino, con uno sguardo affettuoso anche al borgo di Sant’Angelo, dove è nato e ha trascorso gli anni felici dell’infanzia e della giovinezza. Il raffinato letterato, sul filo della memoria, racconta in pagine memorabili anche i tragici eventi della seconda guerra mondiale, alla quale aveva partecipato, la sua personale odissea per far ritorno a casa, dopo l’8 settembre, quando fu costretto a togliersi la divisa per sfuggire ai tedeschi, a mendicare acqua e cibo, a dormire all’addiaccio “sotto un cielo meraviglioso, illuminato dalla luna nuova”. Vi giunge “quando ancora si levava dalle macerie il fumo dell’ultimo bombardamento”, il 16 settembre , “quasi al calar del sole” e trova una città deserta, da cui erano sfollati quasi tutti. E poi la fame, la paura dell’incertezza del domani, le privazioni e gli stenti quotidiani, alleviati in parte nell’immersione nei suoi studi e dalla contemplazione della bellezza consolatrice della natura, quando il paesaggio non era stato ancora trasformato ed alterato dagli interventi urbanistici.

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Carmine Manzi

Carmine Manzi, l’uomo dalla mitezza di un bambino appena nato, il cui impegno di onestà e coerenza ha coinvolto la sua intera esistenza, che di fronte ai dolori, alle sconfitte, alle delusioni non si è mai rassegnato, non ha mai perso la fiducia, non si è chiuso in sé stesso, che non ha mai avuto paura di mettere in gioco i suoi ideali, che si è sempre adoperato per il conseguimento della pace e della giustizia sociale, che non ha mai negoziato la verità, che ha sperimentato nella preghiera silenziosa e serena la soavità della tenerezza di Dio, concluse, alla veneranda età di 93 anni, il suo cammino fiorito e solitario, ascetico e spirituale. Il suo amore rimarrà radicato nel tempo. Per ricordarlo, il Comune di Mercato San Severino, di cui è stato sindaco stimato dal 1953 al 1956 svolgendo la sua intensa, costante e instancabile attività negli anni del dopoguerra e della ricostruzione e soprattutto in occasione del tremendo nubifragio che nel 1955 devastò tutto il territorio sanseverinese – gli ha intitolato l’aula consiliare. Tra le varie iniziative sorte per celebrarlo: il coro di voci bianche “Carmine Manzi – Città di Mercato San Severino”, diretto dal maestro Rossano Barrella, nato da un’idea della figlia del poeta, Menita, con lo scopo di incentivare e valorizzare l’interesse per la musica popolare e “colta” nei bambini di età compresa tra i 7 e i 13 anni, e la pubblicazione del volume “Carmine Manzi: le radici dell’anima”, una raccolta antologica delle opere poetiche riguardanti i luoghi dell’infanzia, tratte dalle varie pubblicazioni dell’autore, fortemente voluto dal sindaco Giovanni Romano e curato da don Antonio Sorrentino, parroco di S. Angelo di Mercato San Severino.

Nei giorni scorsi, gli studenti del liceo artistico “Sabatini-Menna”, istituto col quale l’intellettuale sanseverinese aveva intessuto rapporti culturali, in collaborazione con l’Accademia di Paestum, hanno presentato il progetto “Canto al mio paese”, iniziativa fortemente incoraggiata dalla dirigente scolastica Ester Andreola: 12 quadri e 11 video, ispirati alle sue liriche.

Andrea Manzi
Andrea Manzi

“La tempesta è capace di disperdere i fiori, ma non è in grado di sradicare i semi”, così il seme luminoso di Carmine Manzi continua a vivere più che mai rigoglioso nei figli Menita, Annamaria e Andrea. Anche lui giornalista e poeta, il figlio Andrea ne rinverdisce la memoria e la gloria. Redattore capo de “Il Mattino” di Napoli, caporedattore de “L’Informazione” di Roma, ha fondato e diretto per sette anni “La Città”, per poi passare alla direzione della tv satellitare Telecolore-Sky 826 e alla vicedirezione de “Il Roma”. Docente di teoria e tecnica del linguaggio giornalistico all’Università di Salerno ha ideato e dirige il blog quotidiano per la cittadinanza attiva “Confronti” e “Madnomed, primo magazine nazionale di culture giovanili “nomadi”. È direttore responsabile della rivista mensile di studi socio-territoriali “Il Paradosso”. Accanto all’attività giornalistica Andrea Manzi ama “muoversi nelle più diverse situazioni tematiche – come scrive di lui Maurizio Cucchi – e praticare anche formule diverse di scritture”: quella poetica e drammaturgica, spesso mettendo a confronto i due linguaggi con lo scopo di evidenziarne i tratti comuni. Sperimenta il “logos”, la parola, a tutto campo, allargando sempre più i confini della sua ricerca, per arrivare alla descrizione della realtà attraverso un linguaggio multiforme. E la realtà – il suo mestiere di giornalista lo parta ad un contatto diretto e fisico con la cronaca – è l’oggetto privilegiato della sua indagine, che sfocia nelle intense raccolte poetiche “Morire in gola”, “Occhi indossati”, “(D)io@parole.com”, “L’ombra che scavo”.

La sua poesia è segnata da un forte impegno civile e politico – Manzi è presidente dell’Associazione “Ultimi per la legalità e la lotta contro le mafie”, ha scritto l’intensa ballata dedicata a Mariam Makeba “Castel Volturno, il ghetto” e, a quattro mani, con don Antonio Manganiello il racconto biografico “Gesù è più forte della camorra (Rizzoli, 2011) – connotata da una forte tensione esistenziale, dal senso del dolore e della morte “che è invisibile e losca”, di angoscia profonda per i tempi che viviamo, di ricerca del sacro nella società contemporanea. Sulla scia del Lorca metafisico di “El Pùblico”, del Gatto de “Il duello” e di Pasolini, “le parole sono segno che cercano corpi”, Manzi sperimenta una nuova funzione del teatro con il corpo dell’attore che viene usato per declamare e interpretare le parole.

“Dino Campana poeta”, “Black out” con Peppe Lanzetta, “Ring”, un testo poetico e brillante che ha per oggetto l’immigrazione e lo sfruttamento degli extracomunitari, e una riduzione di “Gioventù senza dei” di Ferdinand Bruckner, sono i titoli della sua produzione teatrale, che lo ha visto spesso collaborare con Pasquale De Cristofaro, amico e compagno di strada, stesso rigore, passione civica, impegno resistente.

“Andrea, oltre ad essere un bravissimo giornalista, ha dimostrato negli anni di essere anche un capacissimo operatore culturale Ring-Manzi– dice il regista – I suoi titoli non debbo cerco elencarli io, tanto sono evidenti, sono un lungo messaggio d’amore sulla scia del suo amatissimo papà che ho conosciuto quando ho letto, per i suoi novant’anni, le sue liriche più belle al teatro Comunale di San Severino. Tra di noi c’è un legame di stima e affetto profondo. Il nostro rapporto si è consolidato quando, insieme, abbiamo deciso di pensare qualcosa per la scena. Andrea aveva già avuto un rapporto breve ma intenso con attori e registi importanti diversi anni fa; aveva già prodotto testi che, seppure per una breve stagione, erano approdati su palcoscenici importanti avvalendosi di registi, quali Memé Perlini ed attori di fama nazionale. Io, l’ho recentemente spinto a riaprire i conti col teatro. La prima esperienza è stato molto bella e inclusiva, con uno spettacolo che in città ebbe la massima evidenza perché fu fatto al teatro Verdi, si trattava di “Black out”, con Mariano Rigillo, Peppe Lanzetta, le musiche di Paolo Cimmino e danzatori senegalesi. Fu una serata memorabile con il pubblico entusiasta. Abbiamo, poi continuato con “Ring” un testo che Maurizio Scaparro nel 2011 scelse per rappresentare l’Italia in una prestigiosa rassegna promossa dal Teatro della Pergola di Firenze, in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Ora, sta per andare in scena una nuova cosa, ancora più sperimentale: si tratta di “Mediterraneo”, opera di teatro-danza sempre sui temi spinosi dell’emigrazione. Un impegno, il nostro, teso a recuperare per il teatro un senso di azione civile. Un teatro che, insomma, riuscisse a parlare alle nostre disorientate coscienze di europei in crisi profonda d’identità e democrazia”.

Di fronte ad una società cinica ed indifferente, muta e sorda, Manzi, anima inquieta e tormentata, come tutti i poeti, avverte la necessità di “ri-sillabare il mondo”, sente l’urgenza di scuotere le coscienze – “per riemergere abbiamo il dovere delle parole forti, da pronunciare anche in nome e per conto di uomini spogliati della dignità e orfani per (dannata) condanna subita” – e lo fa con la poesia, che è energia non violenta, l’unico “farmaco” efficace per scuotere un mondo senza più slanci e utopie.
Scriveva Ungaretti: “Soltanto la poesia – l’ho imparato terribilmente, lo so – la poesia solo può salvare il mondo”.

Da Cronache del Salernitano del 24/11/2014

A mio padre

Dall’antologia “Oltre Itaca, radendo il cielo”
Espressione poetica del Gruppo Epica Etica
di Enrico Marco Cipollini e Antonella Ronzulli

(analisi critica sulla poesia che segue)

Una delle più belle poesie di Caproni è la empatia tra padre e figlio, il figlio diventa padre e mano nella mano il poeta viene condotto dal figlio, rivelando la fragilità, la stanchezza e anche la forza di cedere il “testimone” alla generazione futura.

Molto rimanda tale poesia di Anna al poeta livornese sebbene sempre vissuto a Genova e mai adeguatamente rivalutato nè in vita né post-mortem. È il dramma dell’addio della figura amata, quasi una venerazione della Ns. per il caro amico Carmine, il padre. Il vento si fa gelido, trafigge, scrive, metafora che ormai le condizioni paterne sono irrimediabilmente compromesse.

Anna amorevolmente gli canta il paesaggio quasi reso magico dalla neve caduta in abbondanza: la neve attutisce ogni suono, ogni rumore ma non il dolore lancinante. La candida neve e l’asetticità dei bianchi camici dei medici…Stupendo passaggio come altri efficaci, veri, sentiti stilemi che rendono commovente e dolcissima tale Poesia. Ancora, Anna parla al padre, mano nella mano, di novella erba verde (i pascoli sempreverdi del paradiso essendo entrambi credenti?) e di ubertosi e freschi alberi ma la rugiada si fa lacrima, mentre il padre, stringendole la mano o propaggine dell’essere, le sorride, pur tacendo il dolore. Empatia d’amore.

 Enrico Marco Cipollini


A MIO PADRE
di Anna Manzi
Ti dicevo
che era caduta la neve,
tanta,
e mi ascoltavi
fragile e indifeso
come un bambino
al quale si racconta una fiaba.
Passarono i giorni,
il vento trafiggeva i pini
lungo il viale
nell’angosciante percorso.
Una barriera
ti isolava dal mondo
dissolvendo i colori
della primavera incipiente
nel candore asettico
dei camici bianchi.
Ti parlavo
degli alberi in fiore,
delle viole nascoste
fra l’erba novella.
E, tu, celando il dolore
mi tenevi la mano
e… sorridevi.

Canto al mio paese / album fotografico

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Ingresso del Municipio di M. S. Severino, con un’immagine di Carmine Manzi sulla facciata

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Atrio d’ingresso del palazzo comunale di M.S. Severino

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Annamaria Manzi presenta i relatori della manifestazione “Canto al mio paese”

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Intervento di Esther Andreola, dirigente scolastico del Liceo Artistico Sabatini-Menna di Salerno

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I saluti di Giovanni Romano, sindaco di M.S. Severino

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L’intervento di Alfonso Andria
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Intervento di Don Antonio Sorrentino, curatore della raccolta “Carmine Manzi, le radici dell’anima”

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Proiezione dei filmati curati dagli studenti del Liceo Sabatini-Menna, con la guida del prof. Enzo Rosamilia

Il pubblico in sala durante la proiezione dei filmati
Il pubblico in sala durante la proiezione dei filmati

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Annamaria Manzi e Fernando Rosamilia durante la distribuzione degli attestati di partecipazione agli studenti del Liceo Sabatini-Menna

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Distribuzione degli attestati di partecipazione agli studenti del Liceo Sabatini-Menna di Salerno

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Distribuzione degli attestati di partecipazione agli studenti del Liceo Sabatini-Menna di Salerno

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Distribuzione degli attestati di partecipazione agli studenti del Liceo Sabatini-Menna di Salerno

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Distribuzione degli attestati di partecipazione agli studenti del Liceo Sabatini-Menna di Salerno

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Distribuzione degli attestati di partecipazione agli studenti del Liceo Sabatini-Menna di Salerno

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Distribuzione degli attestati di partecipazione agli studenti del Liceo Sabatini-Menna di Salerno

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Distribuzione degli attestati di partecipazione agli studenti del Liceo Sabatini-Menna di Salerno

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Pasquale De Cristofaro legge alcuni brani poetici di Carmine Manzi

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Pasquale De Cristofaro con Andrea Manzi

Canto al mio paese

”Canto al mio paese”, progetto sviluppato dal Liceo Artistico “Sabatini-Menna” di Salerno in collaborazione con l’Accademia di Paestum.

L’iniziativa sarà ospitata nel Palazzo Vanvitelliano il 15 novembre alle ore 17:00, patrocinata dall’Amministrazione Comunale.

Così l’assessore alle Politiche Culturali Assunta Alfano.
«Il Liceo Artistico “Sabatini-Menna”» – ha spiegato l’assessore Alfano – «ha riservato uno spazio, nell’ambito della programmazione didattica, alla conoscenza della vita, delle opere e dei luoghi del compianto poeta Carmine Manzi. Gli allievi, dopo un’attenta lettura delle liriche, hanno tradotto artisticamente alcuni elementi poetici, in particolare quelli relativi alla natura e ai luoghi cari al poeta, realizzando dei video di grande effetto ed originalità».
«La dirigente scolastica, Ester Andreola» – ha aggiunto il primo cittadino Giovanni Romano – «che ha fortemente incoraggiato l’iniziativa, ha invitato gli allievi a recarsi nel luogo natio di Carmine Manzi e, proprio all’Eremo Italico, a Sant’Angelo di Mercato S. Severino, questi giovani fisseranno sulle tele le immagini e gli elementi paesaggistici che hanno ispirato il poeta nelle sue composizioni».
All’estemporanea, che si svolgerà la mattina del 15 novembre, seguirà, nell’aula consiliare “Carmine Manzi” del Palazzo Vanvitelliano, alle ore 16:30, un incontro con gli allievi, nel corso del quale saranno più ampiamente illustrate la vita e le opere di Carmine Manzi. Nell’occasione, saranno presenti il sindaco della Città Giovanni Romano, la dirigente scolastica del Liceo Artistico “Sabatini-Menna”, Ester Andreola, il senatore Alfonso Andria.

Premio Paestum-edizione 2014-15

Manifesto_15_11_2014 ”Canto al mio paese”, progetto sviluppato dal Liceo Artistico “Sabatini-Menna” di Salerno in collaborazione con l’Accademia di Paestum.
L’iniziativa sarà ospitata nel Palazzo Vanvitelliano il 15 novembre alle ore 17:00, patrocinata dall’Amministrazione Comunale”.Leggi il seguito
10478661_905310339495383_8051395201108114667_n 55a Edizione del Premio Paestum21 Dicembre 2014, Aula Consiliare del Comune di Mercato San Severino

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